Ein Schweizer im zweiten Weltkrieg (German Edition)


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Chronik , S. Das Kartoffelbrot war danach nicht mehr allzu lange haltbar. Es galt das Motto: " Altes Brot ist nicht hart - kein Brot ist hart ". Fahrradreifen wurden z. Die Rationierung konnte erst am 1.

Research Our Records

Juli , also mehr als drei Jahre nach Kriegsende aufgehoben werden. Bergier , S. Anders als z. Trotzdem kam es nicht zum Angriff. Eine nur theoretisch bzw. Im Washingtoner Abkommen vom Chronik , a. Gegen Ende des Diese Kommission unter der Leitung von Prof. Eine Historikerkommission ist kein Gericht.

Die Verantwortung hingegen gilt es zu thematisieren. Wie man sieht, hat die internationale Staatengemeinschaft vor und z. Hingegen wurde nach dem Krieg viel gelernt und auch umgesetzt. Deshalb ist es sinnvoll, die Rolle der Schweiz hier noch etwas genauer zu beleuchten und zu hinterfragen. Die heutige Schweiz muss sich dieser Vergangenheit stellen.

Zumindest im Punkt der unkontrollierten Warentransporte durch die Alpen muss allerdings ein deutliches Fragezeichen gesetzt werden. UEK, Schlussbericht , a. Dabei muss man m. Bis zum Waffenstillstand am 8. Durch eine Verordnung des deutschen Nazi-Regimes wurden am 5. Trotz z. August aus den Ferien die Lockerung der Sperre an Chronik , a. September wurde die Asylpolitik des Bundesrates im Parlament zwar von einzelnen Volksvertretern Liberale und v.

Die Kirchen verhielten sich uneinheitlich. Erst am Teil , S. VI, , S. Wichtige Bereiche blieben aber ausgeklammert, insbesondere der ganze private Aussenhandel, auch der private Handel mit Kriegsmaterial. Die "isolierende Wirkung der neutralen Sonderstellung" fand in den Guten Diensten einen gewissen Ausgleich: Die Schweiz vertrat die Interessen von 35 Staaten, die miteinander im Krieg standen und die ordentlichen diplomatischen Beziehungen abgebrochen hatten.

Deutsche in der Schweiz: "Geht doch heim ins Reich" - SPIEGEL ONLINE

Zwar wurden insgesamt " Flugzeuge zur Landung gezwungen" Chronik , a. NZZ online vom So landeten am Interessant sind allerdings folgende Aussagen zur Lage der Schweiz:. Nach wurden auch die Importe und Exporte in Richtung der alliierten Staaten wieder vermehrt ausgebaut. Wie tief die Schweiz hier mit Hitlerdeutschland kollaborierte [mit dem Feind zusammenarbeitete] war wohl infolge der Pressezensur, die sich in der Schweiz genau auf den Aussenhandel konzentrierte UEK, Schlussbericht , S.

Weder Waffenlieferungen noch die Finanzierung strategischer Rohstoffe hatten damit einen nachweisbaren Effekt auf die Dauer des Kriegs.

Raubgold aus Deutschland: Die Golddrehscheibe Schweiz im Zweiten Weltkrieg

Die Kommission fand keine Hinweise, die in diese Richtung wiesen. Eizenstat sagt heute: Das stimme zwar faktisch immer noch, sei aber undiplomatisch gewesen. Vielleicht ging sie in eine andere Richtung als er sich erhofft hatte. Ebenso wenig wurde klar unterschieden zwischen den einzelnen Verantwortlichen und der grossen Masse des Volkes.

Toggle navigation. Anmelden Neu registrieren. Peter Hug. ISBN CHF Peter Hug Peter Hug, geb. Aufstieg und Niedergang des Bilateralismus. Schweizerische Aussen- und Aussenwirtschaftspolitik Rahmenbedingungen, Entscheidungsstrukturen, Fallstudien. Broschur CHF Alle anderen Lieferanten wiesen niedrigere Anteile auf Tabelle Auch Tavaro zahlte Provisionen und Schmiergelder, die nahezu der Lohnsumme der Belegschaft von oder der halben Lohnsumme von entsprachen Tabelle Anders sah es mit Produktionsmitteln zur Herstellung deutscher Waffen aus. Die 14,3 Mio. In einer ersten Welle ging die Initiative von deutscher Seite aus.

November mit der deutschen Heeresleitung vereinbarten Ziele erreicht hatte. In Italien erwarben Breda von der Waffenfabrik Solothurn und Armiscotti von Oerlikon Fertigungslizenzen zum Nachbau automatischer mm-Kanonen, auch die japanische Regierung und die japanische Kriegsmarine. Andernfalls werde die Kohlezufuhr nach der Schweiz gesperrt. Der unternehmerische Handlungsspielraum war gross.

Andavano chiariti il punto di vista delle aziende interessate e partecipi, le motivazioni sottogiacenti e una valutazione del margine di manovra imprenditoriale. Il quadro metodico si articola su tre livelli: un primo di analisi delle imprese e dei settori, un secondo di ricerca sull'evoluzione del mercato e un terzo dedicato all'esposizione dell'interazione fra strategia imprenditoriale e tentativi politico-giuridici di controllo.

Als deutscher Code-Knacker im Zweiten Weltkrieg

Lo studio si basa su di un vasto materiale documentario proveniente dagli archivi di numerose ditte, associazioni e enti pubblici in sette Stati. All'inizio della guerra la maggior parte delle esportazioni di materiale bellico della Svizzera andarono alle potenze occidentali. La cerchia delle ditta da esaminare si riduce quindi di molto.

Quattro erano le ditte in Svizzera tecnologicamente in grado di produrre armi automatiche da 20 mm. Mentre le imprese statali rifornivano soprattutto il mercato interno, le aziende private menzionate occupavano i primi sei posti nella lista della ditte d'esportazione di armamenti. Tutti gli altri fornitori raggiunsero quote minori Tabella Per estranei, senza un accesso diretto alle determinanti reti operative informali, era praticamente impossibile mantenersi nel nucleo strategico degli affari tedeschi ruotanti attorno alle armi e alle munizioni.

Il prodotto concorrenziale della Oerlikon per contro, aveva ripetutamente fallito i test dell'ufficio d'armamento tedesco: la mitragliera della Oerlikon era inferiore nel fuoco continuo, il cambio della canna era complicato e sparava solo munizione di fabbricazione speciale. Un secondo ostacolo era la politica del governo tedesco che prevedeva l'impiego delle esigue divise per l'acquisto di merci scarse come beni d'investimento, strumenti di precisione, cuscinetti a sfera o pezzi di meccanica fine, piuttosto che per il comparativamente semplice montaggio di prodotti finiti come le armi. Alquanto diversa la situazione per quanto riguarda i mezzi di produzione per la fabbricazione di armi tedesche.

In seguito all'introduzione delle mitragliere Oerlikon nell'esercito e nella marina la Germania, per quanto riguarda la fabbricazione della munizione Oerlikon 20 mm, dipendeva dalla fornitura di bossoli speciali, fabbricati prevalentemente dalla Fabbrica federale di munizioni Altdorf. Tabella Il grande potenziale dell'industria tedesca delle armi e delle munizioni era connesso alla minuziosa pianificazione della creazione di una forza militare di divisioni e di una produzione in massa di materiale bellico, messa in atto a partire dall'inizio degli anni ' Aggirando le norme sul controllo degli armamenti del trattato di Versailles, le fabbriche d'armi tedesche, prevalentemente di propria iniziativa e coordinate dal comando dell'esercito tedesco a Berlino, avevano preparato tecnologicamente e industrialmente il riarmo occulto della Germania.

Tarnung mit Gardinen Die Militaerbunker der Schweiz

La presente ricerca dimostra per la prima volta in che grande misura la creazione di un'industria svizzera degli armamenti orientata all'esportazione, vada ricondotta all'esodo di tecnologia bellica tedesca, al capitale tedesco e all'esistenza di canali di vendita organizzati da consiglieri militari tedeschi Capitolo 2. Per il riarmo occulto tedesco la Svizzera fu meno importante della Svezia e dei Paesi Bassi o addirittura dell'Unione Sovietica.

La base concettuale della politica svizzera del disarmo era costituita dall'idea di un sistema di equilibri che portava a constatare per la Germania la necessita di un riarmo e per gli Alleati quella di un disarmo. Il ritorno in Germania delle tecnologie in materia di armi, sviluppate di nascosto in Svizzera durante gli anni '20 e i primi anni '30, si svolse in due ondate. Nel caso della Werkzeugmaschinenfabrik Oerlikon fu il Heereswaffenamt l'ufficio d'armamento dell'esercito tedesco ad occuparsi nel del rientro dei piani di costruzione per la fabbricazione in massa della mitragliera Becker perfezionata a Oerlikon.

L'industria bellica tedesca ricevette ulteriori impulsi dal trasferimento di know-how in occasione del passaggio dei maggiori costruttori d'armi da una all'altra delle ditte che svilupparono la mitragliera da 20 mm. Se per esempio la Werkzeugmaschinenfabrik Oerlikon voleva partecipare all'armamento tedesco fiero della propria autarchia, e nello stesso tempo mantenere la sede di produzione principale in Svizzera, era obbligata a trasferire la sua tecnologia nel Reich.

Nel in Italia, la Breda dalla Waffenfabrik Solothurn e la Armiscotti dall'Oerlikon, acquisirono licenze di fabbricazione per la costruzione della mitragliera automatica da 20 mm, altrettanto fece il governo giapponese nel e la marina militare dello stesso paese nel A prescindere da esorbitanti profitti per gli industriali interessati, le esportazioni di armi verso la Germania e l'Italia durante la guerra non fruttarono alla Svizzera alcun vantaggio. Ques'ultime forniture vennero prese in considerazione solo per compensare le flessioni del mercato d'esportazione.

Solo la Tavaro e la Wild Heerbrugg contribuirono, accanto all'esportazione, anche all'armamento interno: le officine militari federali non producevano spolette a orologeria e ottica militare e dipendevano quindi dalle due ditte elvetiche. In caso contrario avrebbe bloccato le forniture di carbone alla Svizzera. Le altre riuscirono a penetrare nel mercato degli armamenti tedesco solo nel corso della campagna militare orientale e dopo le prime sconfitte tedesche.


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Il margine di manovra imprenditoriale era ampio. Le ditte che decisero di fornire prevalentemente o esclusivamente l'Asse si mostrarono indifferenti alla loro inclusione nelle liste nere o ad altri tentativi di pressione degli Alleati. Con due campagne, nella primavera del e nella tarda estate del , gli Alleati cercarono di aumentare la pressione attraverso i subfornitori che fornivano contemporaneamente le potenze occidentali. Le esportazioni svizzere di materiale bellico agli Stati dell'Asse furono limitate unicamente dallo stato di solvenza di quest'ultimi, rispettivamente dall'ammontare dei crediti di clearing messi a disposizione dalla Svizzera.

Summary Summary The study examines Swiss industry's role in National Socialist Germany's military procurement before and during the Second World War and the extent to which political monitoring attempts influenced military technology relations. It focuses especially on war materiel as a factor influencing research and development, construction, testing, market launch and sales of weaponry in the narrower sense over the long term, and aims to shed light on the attitudes, underlying motives and scope for action of the companies involved.


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The study draws on a substantial body of source material from numerous companies, interest groups and public archives in seven countries. Customs statistics analysed for the first time reveal that Swiss exports of weapons, weapon components and ammunition totalled CHF million between and , thus accounting for The neutral countries maintained close military technology relations with the Axis powers and may well have re-exported the imports from Switzerland.

At the start of the war, most Swiss exports of war materiel went to the Western powers. Until the first year of the war, Germany's industrial imports consisted mainly of capital goods such as machine tools or special parts; it did not begin to import manufactured goods such as weapons from Switzerland until late and early In the highly politicized environment governing the production and marketing of munitions, power centres invariably emerged which were able to draw companies into existing or new business and then drop them again.

The Allies, too, made a clear distinction between the major munitions companies and their associated networks of sub-contractors and suppliers. At the bottom were the firms manufacturing individual components in accordance with precise specifications; at the top were the companies which controlled capital, technology and business connections and whose status - generally unbeknownst to the general public - was acquired through political wheeling and dealing and pledges from identifiable groups within the military or procurement agencies.

The group of companies to be studied was therefore very limited.

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